Il dato diventa prova: l’intersezione tra OSINT e digital forensics

Negli ultimi anni, la trasformazione digitale ha reso la società più interconnessa che mai. Ogni evento, conversazione o interazione lascia tracce digitali: fotografie condivise online, metadati incorporati in un file, messaggi su piattaforme social, post geolocalizzati e contenuti generati da dispositivi intelligenti. Questa varietà di informazioni consente agli investigatori di accedere ad enormi quantità di dati potenzialmente rilevanti e la crescente centralità del dato digitale nelle indagini moderne è evidente.

Tuttavia, c’è una differenza sostanziale tra informazione e prova: un contenuto reperito online, per quanto apparentemente autentico, non è automaticamente idoneo a essere utilizzato in sede legale. Perché diventi una prova, infatti, il contenuto deve essere raccolto, verificato e preservato nel rispetto di criteri tecnici e giuridici che ne garantiscano integrità, affidabilità e tracciabilità. 

È proprio in questa intersezione tra OSINT e Digital Forensics che si colloca la sfida moderna dell’investigazione digitale.

OSINT: definizione, caratteristiche e limiti probatori

OSINT è l’insieme delle tecniche e delle metodologie finalizzate alla raccolta e all’analisi di informazioni disponibili pubblicamente: pagine web aperte, social media, forum, archivi digitali, registri pubblici, articoli di stampa, report ufficiali, dataset aperti, fino ai grandi data leak pubblicati su repository liberamente consultabili.

È proprio la varietà di queste fonti a rendere l’OSINT estremamente potente, ma al tempo stesso fragile dal punto di vista probatorio. Le informazioni raccolte tramite OSINT, infatti, presentano una serie di criticità che spiegano perché l’OSINT non sia, di per sé, sufficiente a produrre prove valide, come:

  • la volatilità, poiché i contenuti online possono essere modificati o rimossi in qualsiasi momento;
  • l’ incertezza, poiché la veridicità della fonte non è garantita;
  • la dipendenza da terze parti. I dati risiedono, infatti, su piattaforme controllate da soggetti esterni, che possono alterarne accesso o forma;
  • la manipolabilità, infatti immagini, video e screenshot sono facilmente falsificabili;
  • il rischio di disinformazione, a causa della facilità di propagazione di contenuti fake.

Tendenzialmente, l’OSINT viene utilizzato per orientare l’indagine, generare ipotesi, confermare sospetti o indirizzare verifiche più approfondite e i dati OSINT devono essere trattati con metodologie forensi prima di poter aspirare a diventare prova.

Digital forensics: definizione e ruolo complementare all’OSINT

La digital forensics è la disciplina che si occupa di identificare, acquisire, analizzare e preservare dati digitali in modo che possano essere presentati come prova in un procedimento, garantendo integrità della prova, ripetibilità del processo, documentazione completa della catena di custodia.

A differenza dell’OSINT, la digital forensics è vincolata a standard rigorosi, come gli standard ISO/IEC 27037 (linee guida per l’identificazione e la raccolta delle evidenze), ISO/IEC 27041 (validazione dei metodi), ISO/IEC 27042 (analisi delle evidenze), ISO/IEC 27043 (indagini digitali).

OSINT e forensics non sono dunque discipline alternative, ma complementari: L’OSINT individua le informazioni; la forensics le rende solide, verificabili e presentabili in tribunale.

Trasformare un dato OSINT in una prova forense

Per trasformare un dato da semplice informazione consultata online a prova digitalmente valida, è necessario seguire un processo strutturato:

  • identificazione del contenuto rilevante, documentando dove si trova e chi lo pubblica;
  • la raccolta del dato in modo corretto, utilizzando strumenti in grado di preservare integrità e contesto;
  • verificare l’autenticità del contenuto attraverso tecniche tecniche, contestuali e comportamentali;
  • conservare il dato in formato non alterabile, garantendo l’integrità mediante hash e registrando l’intera catena di custodia;
  • interpretare il dato collegandolo a eventi, persone e tempi, per renderlo significativo dal punto di vista probatorio.

Affinché possa essere considerato una prova, infatti, un dato OSINT deve soddisfare almeno quattro requisiti fondamentali:

  • integrità del contenuto, che non deve essere stato modificato dopo l’acquisizione;
  • deve essere chiaro da quale fonte è stato ottenuto;
  • la fonte deve essere credibile o supportata da verifiche indipendenti;
  • un perito terzo deve essere in grado di ripetere il processo e ottenere risultati coerenti.
Preservazione e catena di custodia

La catena di custodia documenta ogni passaggio che un’evidenza digitale attraversa, dall’acquisizione alla presentazione in tribunale.
Serve a dimostrare la responsabilità di chi ha avuto accesso, la tracciabilità di ogni operazione e la verificabilità del processo.
Senza una catena di custodia completa, anche un contenuto autentico rischia di diventare inammissibile.

Conclusione

L’intersezione tra OSINT e digital forensics rappresenta una delle aree più strategiche delle investigazioni moderne: da un lato, l’OSINT offre un bacino di informazioni enorme e immediatamente accessibile, mentre dall’altro, la digital forensics fornisce le metodologie necessarie a trasformare quei dati volatili in prove solide, verificabili e presentabili in tribunale.

Comprendere come integrare queste discipline è essenziale per investigatori, analisti, aziende e professionisti della sicurezza.

 

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